[MDV] Maratona di visione - Rassegna Online di Videoarte
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Grazie all’impegno del Comune di Bergamo e la direzione artistica di Alberto Ceresoli, inaugura la seconda edizione della prima Rassegna Online di Videoarte in Italia. L’importante risposta di pubblico e di critica che ha portato il progetto, con la sua prima manifestazione, a definirsi come un importante appuntamento culturale, ha permesso una crescita progettuale che si declinerà in una rassegna che partendo dal dispositivo web si aprirà a screening video ed interventi in Gallerie, spazi di ricerca e contenitori per l’Arte Contemporanea attivi sul territorio di Bergamo, Milano, Torino, Bologna. 37 artisti con background e percorsi di ricerca riconosciuti internazionalmente, sono stati chiamati per dare corpo alla piattaforma che da Gennaio a Maggio 2020 ospiterà le 50 opere video selezionate. Un progetto che per questa seconda edizione si è costruito grazie alle collaborazioni e all’importante lavoro co-curatoriale di Traffic Gallery (Bergamo) nell’impegno di Roberto Ratti, BACO – Arte Contemporanea (Bergamo) nell’impegno di Sara Benaglia e Mauro Zanchi, Semifreddo – Associazione per la ricerca artistica contemporanea (Bergamo) nell’impegno di Ludovica Belotti e Martina Cesani, Office Project Room (Milano) nell’impegno di Matteo Cremonesi, Officina15 (Bologna) nell’impegno di Federica Fiumelli, Fusion Art Gallery – INAUDITA (Torino) nell’impegno di Tecla Azzarone, IBRIDA festival (Forlì) nell’impegno di Francesca Leoni e Davide Mastrangelo, OXOgallery (Lucca), e nell’impegno co-curatoriale dell’artista Salvatore Insana (Roma).

 

Artisti: Andreco, Dehors/Audela, Oreste Baccolini, Lidia Bianchi, Monica Camaggi, Rita Casdia, Marco Ceroni, Enzo Cillo, Silvia De Gennaro, Cristiana De Marchi, Daniele Di Girolamo, Elisabetta Di Sopra, Alessandro Fara, Francesca Fini, Jacopo Jenna, Luca Leggero, Marta Lodola, Molino & Lucidi, Marcantonio Lunardi, Clara Luiselli, Simone Mangione, Michele Manzini, Carlo Miele, Stefania Migliorati, Stefano Miraglia, Francesca Montorfano, Saggion-Paganello, Laurina Paperina, Menegazzo/Pernisa, Fonte/Poe, Rosy Rox, Filomena Rusciano, Manu Macco e Guido Salvini, Luca Scavone, Hasan Özgür Top, Movimentomilc, Ivana Volpe.

 

Grafica e Web Design: Woodoo Studio
Media Partner: Forme Uniche

 

Con il patrocinio e il sostegno del Comune di Bergamo

 

SKINNED

Francesca Fini
7’24” 2018

Un collage dadaista che gioca sul concetto di identità, elaborato attraverso impossibili selfie scattati dai protagonisti di famosi capolavori della storia del ritratto e dell’autoritratto mondiale. Cosa si nasconde sotto la pelle, scarnificata dalla radiazione tossica dei cellulari? Cosa avrebbero fatto, di questo strumento diabolico, Leonardo da Vinci o Andy Warhol?

Un collage dadaista che gioca sul concetto di identità, elaborato attraverso impossibili selfie scattati dai protagonisti di famosi capolavori della storia del ritratto e dell’autoritratto mondiale. Cosa si nasconde sotto la pelle, scarnificata dalla radiazione tossica dei cellulari? Cosa avrebbero fatto, di questo strumento diabolico, Leonardo da Vinci o Andy Warhol?

SINEAD O’CONNOR’S NOTHING COMPARES 2 U

Luca Leggero
4’07” 2016

[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Federica Fiumelli / Officina 15 – BO]

Nel 1990 Sinead O’Connor realizza il videoclip di Nothing Compares 2 U. Il video consiste quasi esclusivamente di un primo piano sul viso della cantante mentre interpreta intensamente il testo del brano alternando fasi di tristezza, di rabbia, per giungere verso la fine del videoclip a versare lacrime. La O’Connor ci mette letteralmente la faccia, senza trucco e senza trucchi; è come una dichiarazione di onestà e di semplicità. In quegli anni il videoclip è la forma di promozione più potente e la canzone va in heavy rotation, visibile per mesi su MTV. Nel 1991 va online la prima pagina web e oggi la più grande forma di promozione di se stessi sono i social network. Continuamente ci mettiamo la faccia, la mettiamo su Snapchat, modificata, alterata, grazie ad un software di riconoscimento facciale che aggiunge filtri al nostro volto. Le storie che postiamo su Snapchat hanno una vita di 24 ore, dopodiché spariscono dalla rete. Leggero fa passare Sinead O’Connor sotto i filtri di Snapchat e crea un crossover tra il vecchio e il nuovo mondo, generando un corto circuito tra due ere diverse in cui metterci la faccia evidentemente non ha lo stesso significato.


[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Federica Fiumelli / Officina 15 – BO]

Nel 1990 Sinead O’Connor realizza il videoclip di Nothing Compares 2 U. Il video consiste quasi esclusivamente di un primo piano sul viso della cantante mentre interpreta intensamente il testo del brano alternando fasi di tristezza, di rabbia, per giungere verso la fine del videoclip a versare lacrime. La O’Connor ci mette letteralmente la faccia, senza trucco e senza trucchi; è come una dichiarazione di onestà e di semplicità. In quegli anni il videoclip è la forma di promozione più potente e la canzone va in heavy rotation, visibile per mesi su MTV. Nel 1991 va online la prima pagina web e oggi la più grande forma di promozione di se stessi sono i social network. Continuamente ci mettiamo la faccia, la mettiamo su Snapchat, modificata, alterata, grazie ad un software di riconoscimento facciale che aggiunge filtri al nostro volto. Le storie che postiamo su Snapchat hanno una vita di 24 ore, dopodiché spariscono dalla rete. Leggero fa passare Sinead O’Connor sotto i filtri di Snapchat e crea un crossover tra il vecchio e il nuovo mondo, generando un corto circuito tra due ere diverse in cui metterci la faccia evidentemente non ha lo stesso significato.

SOMNIUM COLEOPTERAE

Elisabetta Di Sopra / Igor Imhoff
2’33” 2013

Un gioco dove si sintetizzano immagini e fantasie caleidoscopiche assieme a danzanti metamorfosi kafkiane.

Un gioco dove si sintetizzano immagini e fantasie caleidoscopiche assieme a danzanti metamorfosi kafkiane.

 

RODEZ

Stefano Miraglia
3’00” 2017

[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Francesca Leoni e Davide Mastrangelo / IBRIDA FESTIVAL – FC]

Un’esplorazione della cattedrale di Rodez che si trasforma in uno studio sul colore, sulla ripetizione e sullo sfarfallio della luce composto da 292 fotografie.


[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Francesca Leoni e Davide Mastrangelo / IBRIDA FESTIVAL – FC]

Un’esplorazione della cattedrale di Rodez che si trasforma in uno studio sul colore, sulla ripetizione e sullo sfarfallio della luce composto da 292 fotografie.

TRAVEL NOTEBOOKS: MARSEILLE, FRANCE

Silvia De Gennaro
2’22” 2018

[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Francesca Leoni e Davide Mastrangelo / IBRIDA FESTIVAL – FC]

Contemporanea e vintage, dinamica e nostalgica, Marsiglia è una città protesa verso il mare, con uno sguardo azzurro che guarda lontano. Protagonista la Luce che appare e scompare in un irripetibile spettacolo cromatico.


[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Francesca Leoni e Davide Mastrangelo / IBRIDA FESTIVAL – FC]

Contemporanea e vintage, dinamica e nostalgica, Marsiglia è una città protesa verso il mare, con uno sguardo azzurro che guarda lontano. Protagonista la Luce che appare e scompare in un irripetibile spettacolo cromatico.

ELECTRI-CITY#5

Alessandro Fara
2’02” 2019

[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Tecla Azzarrone / Fusion Art Gallery INAUDITA – TO]

ELECTRI-CITY è un progetto in continua fase di realizzazione che tenta di indagare – tramite il video, la fotografia e l’installazione – il rapporto tra naturale e artificiale, tra spirituale e razionale, individuando l’elettricità come elemento fondamentale e punto di contatto tra questi concetti.
Agli albori dell’umanità i fenomeni elettrici – prodotti da fulmini e temporali – erano visti come qualcosa di affascinante, spaventoso, incontrollabile e quindi divino. Ma con il passare dei secoli l’evoluzione della tecnica ha permesso all’Uomo di dominare sempre più questo elemento naturale, trasformandolo in luce, movimento e calore, ovvero in energia.


[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Tecla Azzarrone / Fusion Art Gallery INAUDITA – TO]

ELECTRI-CITY è un progetto in continua fase di realizzazione che tenta di indagare – tramite il video, la fotografia e l’installazione – il rapporto tra naturale e artificiale, tra spirituale e razionale, individuando l’elettricità come elemento fondamentale e punto di contatto tra questi concetti.
Agli albori dell’umanità i fenomeni elettrici – prodotti da fulmini e temporali – erano visti come qualcosa di affascinante, spaventoso, incontrollabile e quindi divino. Ma con il passare dei secoli l’evoluzione della tecnica ha permesso all’Uomo di dominare sempre più questo elemento naturale, trasformandolo in luce, movimento e calore, ovvero in energia.

COSMÈSIS

Simone Mangione
2’32” 2018

Video from electron microscope’s magnifications (SEM).

L’immagine che apre e accompagna la visione per l’intera durata della clip, è il risultato di una serie di scansioni da campioni cosmetici, analizzati e ingranditi mediante un microscopio elettronico (SEM), e successivamente elaborate cromaticamente fotogramma per fotogramma. Il riflesso dell’azione patinante del trucco, permea a livello molecolare animando la materia, scuotendola con violente scariche elettriche, proiettandola al contempo oltre il nostro sistema solare dove forze energetiche agiscono implacabilmente. Le scale si confondono rivelando un ordine superiore inatteso, un cosmòs oltre la superficie.

Video from electron microscope’s magnifications (SEM).

L’immagine che apre e accompagna la visione per l’intera durata della clip, è il risultato di una serie di scansioni da campioni cosmetici, analizzati e ingranditi mediante un microscopio elettronico (SEM), e successivamente elaborate cromaticamente fotogramma per fotogramma. Il riflesso dell’azione patinante del trucco, permea a livello molecolare animando la materia, scuotendola con violente scariche elettriche, proiettandola al contempo oltre il nostro sistema solare dove forze energetiche agiscono implacabilmente. Le scale si confondono rivelando un ordine superiore inatteso, un cosmòs oltre la superficie.

SNAGS IN PALLADIO

Michele Manzini
6’00” 2015

[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Francesca Leoni e Davide Mastrangelo / IBRIDA FESTIVAL – FC]

Una serie di tableaux vivants che riflettono e ripensano l’idea platonica di bellezza e sulla sua natura contraddittoria nel mondo contemporaneo.


[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Francesca Leoni e Davide Mastrangelo / IBRIDA FESTIVAL – FC]

Una serie di tableaux vivants che riflettono e ripensano l’idea platonica di bellezza e sulla sua natura contraddittoria nel mondo contemporaneo.

QUADRI

Jacopo Jenna
9’11” 2016

Coreografia/ Marina Giovannini con Pablo Carta & Marina Giovannini


[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale dell’artista Salvatore Insana – RO]

Due corpi limitano i movimenti nello spazio, testando la misura delle cose, della gravità. Stanno in piedi sul bordo, sentendo le vertigini dell’equilibrio. Si muovono attorno a un quadro svedese.

Coreografia/ Marina Giovannini con Pablo Carta & Marina Giovannini


[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale dell’artista Salvatore Insana – RO]

Due corpi limitano i movimenti nello spazio, testando la misura delle cose, della gravità. Stanno in piedi sul bordo, sentendo le vertigini dell’equilibrio. Si muovono attorno a un quadro svedese.

LABO

Dehors/Audella
4’38” 2018

concept, film, editing SALVATORE INSANA
choreographer ELISA TURCO LIVERI
with ELISA TURCO LIVERI, SERENA MALACCO
music GIULIA VISMARA

Una ricerca sulla condizione psico-fisica della fatica, sui sintomi e sulle conseguenze di questo stato difficilmente oggettivabile, LABO nasce dalle riflessioni di Roland Bathes sul Neutro, tra le cui accezioni, secondo lo studioso francese, c’è proprio la fatica: <<Qual è la vostra posizione [nel mondo]? In relazione ai problemi e alle contingenze del momento? Fatica: la richiesta di una posizione. Il mondo attuale ne è pieno (interventi, manifesti, firme, etc.) ed è percio che è cosi faticoso: la difficoltà più grande è di fluttuare, di cambiare posto. Labo, un verbo latino che indica il vacillare, il dubitare, lo stare per crollare, e dal quale deriva anche la nozione di lavoro, strettamente legata alla fatica del corpo e della mente, è diventato, per analogie e metafore, il punto di partenza per indagare attraverso il video e la performance quella che è un’intensità inafferrabile – la stanchezza – concentrandoci sul rapporto tra corpo e spazio, tra individuo e contesto, tra spiazzamento sensoriale e posture significanti, tra rivendicazione al riposo e stato di perpetuo e infinito “sgonfiamento”.

concept, film, editing SALVATORE INSANA
choreographer ELISA TURCO LIVERI
with ELISA TURCO LIVERI, SERENA MALACCO
music GIULIA VISMARA

Una ricerca sulla condizione psico-fisica della fatica, sui sintomi e sulle conseguenze di questo stato difficilmente oggettivabile, LABO nasce dalle riflessioni di Roland Bathes sul Neutro, tra le cui accezioni, secondo lo studioso francese, c’è proprio la fatica: <<Qual è la vostra posizione [nel mondo]? In relazione ai problemi e alle contingenze del momento? Fatica: la richiesta di una posizione. Il mondo attuale ne è pieno (interventi, manifesti, firme, etc.) ed è percio che è cosi faticoso: la difficoltà più grande è di fluttuare, di cambiare posto. Labo, un verbo latino che indica il vacillare, il dubitare, lo stare per crollare, e dal quale deriva anche la nozione di lavoro, strettamente legata alla fatica del corpo e della mente, è diventato, per analogie e metafore, il punto di partenza per indagare attraverso il video e la performance quella che è un’intensità inafferrabile – la stanchezza – concentrandoci sul rapporto tra corpo e spazio, tra individuo e contesto, tra spiazzamento sensoriale e posture significanti, tra rivendicazione al riposo e stato di perpetuo e infinito “sgonfiamento”.

MEZZANINE_un’impasse in due atti (act 1)

Dehors/Audella
3’35” 2019

concept, film, editing, sound SALVATORE INSANA
choreography and performance ELISA TURCO LIVERI
con il sostegno di LA BRIQUETERIE – CENTRE DE DÉVELOPPEMENT CHORÉGRAPHIQUE NATIONAL DU VAL-DE-MARNE, LE MINISTÈRE DE LA CULTURE / DIRECTION GÉNÉRALE DE LA CRÉATION ARTISTIQUE (FRANCE), and FESTIVAL INTERNATIONAL DE VIDÉO DANSE DE BOURGOGNE e con il supporto di GRUPPO E-MOTION

La paura di restarci dentro. Sospesi e oscillanti in un luogo liminale e a corto di chiare coordinate, lì dove restare intrappolati nell’immagine, infinita condizione temporanea, è ormai sogno e incubo quotidiano. Un luogo in più, la terra di mezzo. Mezzanine è l’esito di una ricerca sull’esitazione come indefinibile condizione psico-fisica e come atteggiamento che si oppone all’arroganza del sapere sempre dove andare/cosa fare/cosa dire. L’esitazione è forse il momento in cui si resta arenati, impigliati nel “frattempo”, nella biforcazione, nell’esitazione in cui ci si sottrae al racconto per valutare sul “se” e sul “come” orientarsi nel prosieguo dell’azione. E il mezzanine è proprio quello stare in mezzo, prima di salire o prima di scendere definitivamente.

concept, film, editing, sound SALVATORE INSANA
choreography and performance ELISA TURCO LIVERI
con il sostegno di LA BRIQUETERIE – CENTRE DE DÉVELOPPEMENT CHORÉGRAPHIQUE NATIONAL DU VAL-DE-MARNE, LE MINISTÈRE DE LA CULTURE / DIRECTION GÉNÉRALE DE LA CRÉATION ARTISTIQUE (FRANCE), and FESTIVAL INTERNATIONAL DE VIDÉO DANSE DE BOURGOGNE e con il supporto di GRUPPO E-MOTION

La paura di restarci dentro. Sospesi e oscillanti in un luogo liminale e a corto di chiare coordinate, lì dove restare intrappolati nell’immagine, infinita condizione temporanea, è ormai sogno e incubo quotidiano. Un luogo in più, la terra di mezzo. Mezzanine è l’esito di una ricerca sull’esitazione come indefinibile condizione psico-fisica e come atteggiamento che si oppone all’arroganza del sapere sempre dove andare/cosa fare/cosa dire. L’esitazione è forse il momento in cui si resta arenati, impigliati nel “frattempo”, nella biforcazione, nell’esitazione in cui ci si sottrae al racconto per valutare sul “se” e sul “come” orientarsi nel prosieguo dell’azione. E il mezzanine è proprio quello stare in mezzo, prima di salire o prima di scendere definitivamente.

MEZZANINE_un’impasse in due atti (act 2)

Dehors/Audela
3’42” 2019

concept, film, editing, sound SALVATORE INSANA
choreography and performance ELISA TURCO LIVERI
con il sostegno di LA BRIQUETERIE – CENTRE DE DÉVELOPPEMENT CHORÉGRAPHIQUE NATIONAL DU VAL-DE-MARNE, LE MINISTÈRE DE LA CULTURE / DIRECTION GÉNÉRALE DE LA CRÉATION ARTISTIQUE (FRANCE), and FESTIVAL INTERNATIONAL DE VIDÉO DANSE DE BOURGOGNE e con il supporto di GRUPPO E-MOTION

La paura di restarci dentro. Sospesi e oscillanti in un luogo liminale e a corto di chiare coordinate, lì dove restare intrappolati nell’immagine, infinita condizione temporanea, è ormai sogno e incubo quotidiano. Un luogo in più, la terra di mezzo. Mezzanine è l’esito di una ricerca sull’esitazione come indefinibile condizione psico-fisica e come atteggiamento che si oppone all’arroganza del sapere sempre dove andare/cosa fare/cosa dire. L’esitazione è forse il momento in cui si resta arenati, impigliati nel “frattempo”, nella biforcazione, nell’esitazione in cui ci si sottrae al racconto per valutare sul “se” e sul “come” orientarsi nel prosieguo dell’azione. E il mezzanine è proprio quello stare in mezzo, prima di salire o prima di scendere definitivamente.

concept, film, editing, sound SALVATORE INSANA
choreography and performance ELISA TURCO LIVERI
con il sostegno di LA BRIQUETERIE – CENTRE DE DÉVELOPPEMENT CHORÉGRAPHIQUE NATIONAL DU VAL-DE-MARNE, LE MINISTÈRE DE LA CULTURE / DIRECTION GÉNÉRALE DE LA CRÉATION ARTISTIQUE (FRANCE), and FESTIVAL INTERNATIONAL DE VIDÉO DANSE DE BOURGOGNE e con il supporto di GRUPPO E-MOTION

La paura di restarci dentro. Sospesi e oscillanti in un luogo liminale e a corto di chiare coordinate, lì dove restare intrappolati nell’immagine, infinita condizione temporanea, è ormai sogno e incubo quotidiano. Un luogo in più, la terra di mezzo. Mezzanine è l’esito di una ricerca sull’esitazione come indefinibile condizione psico-fisica e come atteggiamento che si oppone all’arroganza del sapere sempre dove andare/cosa fare/cosa dire. L’esitazione è forse il momento in cui si resta arenati, impigliati nel “frattempo”, nella biforcazione, nell’esitazione in cui ci si sottrae al racconto per valutare sul “se” e sul “come” orientarsi nel prosieguo dell’azione. E il mezzanine è proprio quello stare in mezzo, prima di salire o prima di scendere definitivamente.

BORDERLINE

Rosy Rox
6’11” 2013

Le Loft, Alain Servais collection,Bruxelles (Belgium)

[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Roberto Ratti / Traffic Gallery – BG]

L’opera indaga il concetto di borderline, il soggetto in tempo di crisi, nella linea di mezzo tra disturbo privato e sociale, un attraversamento, un movimento di domanda sullo stadio del nostro presente, nella solitudine di uno scenario sospeso in un senso di vuoto, la ricerca di una capacità critica, capace di cogliere nell’inquietudine del nostro tempo un barlume di luce capace di aprire uno spiraglio di possibilità. Attraverso una performance privata resa pubblica soltanto attraverso il video, l’opera allude alla relazione con l’altro, al bisogno di un tempo interiore, diverso, che entra in contrasto con la velocità che contraddistingue la modernità liquida.

Le Loft, Alain Servais collection,Bruxelles (Belgium)

[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Roberto Ratti / Traffic Gallery – BG]

L’opera indaga il concetto di borderline, il soggetto in tempo di crisi, nella linea di mezzo tra disturbo privato e sociale, un attraversamento, un movimento di domanda sullo stadio del nostro presente, nella solitudine di uno scenario sospeso in un senso di vuoto, la ricerca di una capacità critica, capace di cogliere nell’inquietudine del nostro tempo un barlume di luce capace di aprire uno spiraglio di possibilità. Attraverso una performance privata resa pubblica soltanto attraverso il video, l’opera allude alla relazione con l’altro, al bisogno di un tempo interiore, diverso, che entra in contrasto con la velocità che contraddistingue la modernità liquida.

SILENT EDGE

Enzo Cillo
6’00” 2017

[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale dell’artista Salvatore Insana – RO]

Silent edge is a work that questions about the vision itself. The idea of this project comes from a reflection on the concept of “limit”. The limit of space and the virtual limit, both visible and invisible. How to film this immaterial point is the question. Recording inside the depth of space, removing the visible space by mean of light and shadow. At the end there is an image where the limit is the space between heaven and earth, between the vertical and the horizontal.


[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale dell’artista Salvatore Insana – RO]

Silent edge is a work that questions about the vision itself. The idea of this project comes from a reflection on the concept of “limit”. The limit of space and the virtual limit, both visible and invisible. How to film this immaterial point is the question. Recording inside the depth of space, removing the visible space by mean of light and shadow. At the end there is an image where the limit is the space between heaven and earth, between the vertical and the horizontal.

ONE AND ONLY (Unica e Indivisibile)

Andreco
5’00” 2016

Italy-Austria
for Walking. Arte in Cammino
Audio by Vittorio Giampietro


[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Roberto Ratti / Traffic Gallery – BG]

Unica e indivisibile. (One and only) è un’installazione composta da tre bandiere con tre diverse immagini di cime stilizzate, riprese e ridisegnate dall’artista sulla base delle fotografie da lui scattate durante un trekking sulla montagna del Pal Piccolo. Sul sentiero ne sono visibili due: una è issata sul pennone in corrispondenza del confine di stato tra Italia ed Austria; l’altra è innalzata sulla cima della montagna, tra il trincerone italiano e la linea austriaca, in terra di nessuno. Poiché il confine attraversava e divideva il Pal Piccolo in una parte austriaca e in una parte italiana, durante la Grande Guerra le rispettive trincee erano vicinissime. Lo stato di guerra tra i due popoli non rappresentava però i loro reali rapporti che da tempo immemorabile erano di reciproca amicizia e alimentati da scambi lavorativi e di carattere personale. La guerra combattuta in quota vide quindi contrapposta gente vicina e amica. Se dal punto di vista geomorfologico la montagna è la parte superiore della crosta terrestre, allo stesso tempo, se attraversata da confini di stato, essa rappresenta anche uno sbarramento al passaggio: durante la Grande Guerra, il confine naturale del Pal Piccolo diviene così limite politico e terreno di conflitto. Andreco ha realizzato per il Pal Piccolo tre bandiere che, racconta l’artista, “rappresentano una montagna unica e indivisibile” che annulla simbolicamente le frontiere. Per rappresentare il concetto, e seguendo una prassi a lui consueta, l’artista dal dato naturale osservato ha sintetizzato le forme in una immagine astratta, in parte riconoscibile e in parte no. In questo modo, l’installazione è una dedica al luogo del Pal Piccolo, celebrata attraverso una bandiera del paesaggio formata da un susseguirsi di cime osservate dal vero, ma è anche un invito a ragionare su un’idea di unità, piuttosto che di separazione, suggerita dai punti significativi su cui è innalzata la bandiera. Inoltre, questo lavoro testimonia l’interesse dell’artista a indagare i territori di confine. L’installazione Unica ed Indivisibile (One and Only) per l’estremo confine nord – est d’Italia si collega concettualmente al progetto Parata per il paesaggio, una performance per l’estremo confine sud-est dell’Italia, realizzata a Santa Maria di Leuca in Puglia. Sulla sommità della Torre Reythembergher, insieme ad un mosaico esposto all’interno realizzato in collaborazione con Musivaria, l’artista ha posto la terza bandiera del paesaggio, per creare una connessione visiva tra i diversi luoghi coinvolti dal progetto.

Italy-Austria
for Walking. Arte in Cammino
Audio by Vittorio Giampietro


[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Roberto Ratti / Traffic Gallery – BG]

Unica e indivisibile. (One and only) è un’installazione composta da tre bandiere con tre diverse immagini di cime stilizzate, riprese e ridisegnate dall’artista sulla base delle fotografie da lui scattate durante un trekking sulla montagna del Pal Piccolo. Sul sentiero ne sono visibili due: una è issata sul pennone in corrispondenza del confine di stato tra Italia ed Austria; l’altra è innalzata sulla cima della montagna, tra il trincerone italiano e la linea austriaca, in terra di nessuno. Poiché il confine attraversava e divideva il Pal Piccolo in una parte austriaca e in una parte italiana, durante la Grande Guerra le rispettive trincee erano vicinissime. Lo stato di guerra tra i due popoli non rappresentava però i loro reali rapporti che da tempo immemorabile erano di reciproca amicizia e alimentati da scambi lavorativi e di carattere personale. La guerra combattuta in quota vide quindi contrapposta gente vicina e amica. Se dal punto di vista geomorfologico la montagna è la parte superiore della crosta terrestre, allo stesso tempo, se attraversata da confini di stato, essa rappresenta anche uno sbarramento al passaggio: durante la Grande Guerra, il confine naturale del Pal Piccolo diviene così limite politico e terreno di conflitto. Andreco ha realizzato per il Pal Piccolo tre bandiere che, racconta l’artista, “rappresentano una montagna unica e indivisibile” che annulla simbolicamente le frontiere. Per rappresentare il concetto, e seguendo una prassi a lui consueta, l’artista dal dato naturale osservato ha sintetizzato le forme in una immagine astratta, in parte riconoscibile e in parte no. In questo modo, l’installazione è una dedica al luogo del Pal Piccolo, celebrata attraverso una bandiera del paesaggio formata da un susseguirsi di cime osservate dal vero, ma è anche un invito a ragionare su un’idea di unità, piuttosto che di separazione, suggerita dai punti significativi su cui è innalzata la bandiera. Inoltre, questo lavoro testimonia l’interesse dell’artista a indagare i territori di confine. L’installazione Unica ed Indivisibile (One and Only) per l’estremo confine nord – est d’Italia si collega concettualmente al progetto Parata per il paesaggio, una performance per l’estremo confine sud-est dell’Italia, realizzata a Santa Maria di Leuca in Puglia. Sulla sommità della Torre Reythembergher, insieme ad un mosaico esposto all’interno realizzato in collaborazione con Musivaria, l’artista ha posto la terza bandiera del paesaggio, per creare una connessione visiva tra i diversi luoghi coinvolti dal progetto.

DOING AND UNDOING, BORDERS

Cristiana De Marchi
3’51” 2013

[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale dell’artista Salvatore Insana – RO]

Silent edge is a work that questions about the vision itself. The idea of this project comes from a reflection on the concept of “limit”. The limit of space and the virtual limit, both visible and invisible. How to film this immaterial point is the question. Recording inside the depth of space, removing the visible space by mean of light and shadow. At the end there is an image where the limit is the space between heaven and earth, between the vertical and the horizontal.


[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale dell’artista Salvatore Insana – RO]

Silent edge is a work that questions about the vision itself. The idea of this project comes from a reflection on the concept of “limit”. The limit of space and the virtual limit, both visible and invisible. How to film this immaterial point is the question. Recording inside the depth of space, removing the visible space by mean of light and shadow. At the end there is an image where the limit is the space between heaven and earth, between the vertical and the horizontal.

 

LIQUID PATH

Filomena Rusciano
4’00” 2013

[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Francesca Leoni e Davide Mastrangelo / IBRIDA FESTIVAL – FC]

Indossato l’abito del coraggio, la speranza del migrante per mare galleggia inquieta come messaggio stipato in una bottiglia che si allontana su traiettorie incerte.


[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Francesca Leoni e Davide Mastrangelo / IBRIDA FESTIVAL – FC]

Indossato l’abito del coraggio, la speranza del migrante per mare galleggia inquieta come messaggio stipato in una bottiglia che si allontana su traiettorie incerte.

REVERSE/2

Manuela Macco e Guido Salvini
1’53” 2017

[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Tecla Azzarrone / Fusion Art Gallery INAUDITA – TO]

Cosa succede quando si decide di cambiare la direzione del percorso, trasgredendo le consuetudini comunemente accettate? L’inversione come elemento impercettibile e destabilizzante che può aprire differenti possibilità di relazione. “Reverse” è stato sviluppato da Manuela Macco e Guido Salvini durante il programma di residenza “Breathe Residency Programme” presso la Xu Space Gallery di Chongqing (CN).


[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Tecla Azzarrone / Fusion Art Gallery INAUDITA – TO]

Cosa succede quando si decide di cambiare la direzione del percorso, trasgredendo le consuetudini comunemente accettate? L’inversione come elemento impercettibile e destabilizzante che può aprire differenti possibilità di relazione. “Reverse” è stato sviluppato da Manuela Macco e Guido Salvini durante il programma di residenza “Breathe Residency Programme” presso la Xu Space Gallery di Chongqing (CN).

ZÜRICH

Stefania Migliorati
0’27” 2016

[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Tecla Azzarrone / Fusion Art Gallery INAUDITA – TO]

Le teorie di gentrificazione del XXI secolo e il rinnovamento urbano hanno reso lo spazio pubblico uno spazio funzionale in cui non si può più intervenire, indugiare, dormire o riposare senza destare sospetti o addirittura incorrere in penalità legali. Gli amministratori della città continuano a perseguire progetti che non coinvolgono la popolazione locale in termini di bisogni e desideri reali, portando a costanti rilocazioni. Visto da questo punto di vista, lo spazio pubblico è costantemente strutturato e organizzato senza la “mente locale”, che in termini antropologici equivale alla cultura dell’abitare e dell’interagire con lo spazio. Il video investiga la relazione degli abitanti di Zurigo con il proprio contesto urbano, registrandone azioni spontanee. Per assenza si apre la questione della legittimazione: tutti si sentono di usare lo spazio pubblico in ugual misura? L’opera si fonda sulla considerazione dello spazio pubblico come un indicatore dei tempi in cui viviamo e come un luogo in cui, idealmente, tutti i cittadini sono abilitati a celebrare la loro individualità ed esprimere le loro narrazioni.


[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Tecla Azzarrone / Fusion Art Gallery INAUDITA – TO]

Le teorie di gentrificazione del XXI secolo e il rinnovamento urbano hanno reso lo spazio pubblico uno spazio funzionale in cui non si può più intervenire, indugiare, dormire o riposare senza destare sospetti o addirittura incorrere in penalità legali. Gli amministratori della città continuano a perseguire progetti che non coinvolgono la popolazione locale in termini di bisogni e desideri reali, portando a costanti rilocazioni. Visto da questo punto di vista, lo spazio pubblico è costantemente strutturato e organizzato senza la “mente locale”, che in termini antropologici equivale alla cultura dell’abitare e dell’interagire con lo spazio. Il video investiga la relazione degli abitanti di Zurigo con il proprio contesto urbano, registrandone azioni spontanee. Per assenza si apre la questione della legittimazione: tutti si sentono di usare lo spazio pubblico in ugual misura? L’opera si fonda sulla considerazione dello spazio pubblico come un indicatore dei tempi in cui viviamo e come un luogo in cui, idealmente, tutti i cittadini sono abilitati a celebrare la loro individualità ed esprimere le loro narrazioni.

THE ATELIER

HASAN ÖZGÜR TOP
18’44” 2018

Project Assistant: Deniz Edemir
English Translation: Payan Ece Özçetin
With Support From: · SAHA · Protocinema
Thanks to: Hanife Top, Mari Spirito, Özge İnal, Ezgi Akyol, Jimena Gonzalez


[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Sara Benaglia e Mauro Zanchi / BACO – Base Arte Contemporanea – BG]

The Atelier takes the viewer to a specific Turkish flag manufacturing shop in Istanbul; where the audience is introduced to a few workers making flags amidst their employers. What starts as a tour of the technical process at a modest workshop unfolds into an age-old practice of transforming a simple piece of fabric into a sacred symbol. In this work Hasan Özgür Top takes the pulse of popular opinion by making visible this small, independent company’s foreign trade relations. A subtle yet important shift exposes economic ties with the Kurdistan Democratic Party, the Kurdish party in Iraq, even though supporting Iraqi Kurds stands against Turkish nationalist ideals. The Atelier also brings to light the use of a growing Syrian workforce. These contradictions stand as examples in Turkey where loyalty to nationhood is superseded by capitalism, which is the most recent tipping point in current social and political conditions globally

Project Assistant: Deniz Edemir
English Translation: Payan Ece Özçetin
With Support From: · SAHA · Protocinema
Thanks to: Hanife Top, Mari Spirito, Özge İnal, Ezgi Akyol, Jimena Gonzalez


[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Sara Benaglia e Mauro Zanchi / BACO – Base Arte Contemporanea – BG]

The Atelier takes the viewer to a specific Turkish flag manufacturing shop in Istanbul; where the audience is introduced to a few workers making flags amidst their employers. What starts as a tour of the technical process at a modest workshop unfolds into an age-old practice of transforming a simple piece of fabric into a sacred symbol. In this work Hasan Özgür Top takes the pulse of popular opinion by making visible this small, independent company’s foreign trade relations. A subtle yet important shift exposes economic ties with the Kurdistan Democratic Party, the Kurdish party in Iraq, even though supporting Iraqi Kurds stands against Turkish nationalist ideals. The Atelier also brings to light the use of a growing Syrian workforce. These contradictions stand as examples in Turkey where loyalty to nationhood is superseded by capitalism, which is the most recent tipping point in current social and political conditions globally

SANCTUARY

Marcantonio Lunardi
6’57” 2019

DOP Ilaria Sabbatini
Music Tania Gannouli
produzione OXOgallery

Gli antichi mestieri sono delle enclave nel flusso della storia che le circonda e proprio questa caratteristica le identifica come realtà isolate. Bolle temporali in cui il movimento e il gesto assumono una dimensione ancestrale che recupera tradizioni scomparse rimaste solo nelle mani e negli occhi di quelli che ancora le praticano. L’unica cosa che rimane di queste tradizioni sono teche dove i lavoratori, conservati come oggetti rari, sono in attesa della completa dissoluzione.

DOP Ilaria Sabbatini
Music Tania Gannouli
produzione OXOgallery

Gli antichi mestieri sono delle enclave nel flusso della storia che le circonda e proprio questa caratteristica le identifica come realtà isolate. Bolle temporali in cui il movimento e il gesto assumono una dimensione ancestrale che recupera tradizioni scomparse rimaste solo nelle mani e negli occhi di quelli che ancora le praticano. L’unica cosa che rimane di queste tradizioni sono teche dove i lavoratori, conservati come oggetti rari, sono in attesa della completa dissoluzione.

WORN OUT

Marcantonio Lunardi
7’10” 2019

DOP Ilaria Sabbatini
Music Tania Gannouli
produzione OXOgallery

Sguardi smarriti nel vuoto mentre le mani cercano di trattenere un lavoro che ha perso di significato in una economia globale che vede tutto organizzato, strutturato, automatizzato. L’età del lavoratore non importa. L’economia in cui questi uomini e queste donne sono immersi ormai è devastata, distrutta. Il tempo ha piegato le loro schiene, spento i loro occhi, chiuso tutte le finestre sul futuro. Rimangono in attesa di una liberazione che solo la morte potrà dare.

DOP Ilaria Sabbatini
Music Tania Gannouli
produzione OXOgallery

Sguardi smarriti nel vuoto mentre le mani cercano di trattenere un lavoro che ha perso di significato in una economia globale che vede tutto organizzato, strutturato, automatizzato. L’età del lavoratore non importa. L’economia in cui questi uomini e queste donne sono immersi ormai è devastata, distrutta. Il tempo ha piegato le loro schiene, spento i loro occhi, chiuso tutte le finestre sul futuro. Rimangono in attesa di una liberazione che solo la morte potrà dare.

WHY?

Elisabetta Di Sopra
1’00” 2018

Noi siamo l’inquietudine dell’essere. Siamo noi che irrompiamo in questo silenzio della natura, delle stelle, degli animali, delle piante con un grido che è una domanda di senso.

Noi siamo l’inquietudine dell’essere. Siamo noi che irrompiamo in questo silenzio della natura, delle stelle, degli animali, delle piante con un grido che è una domanda di senso.

IRREPARABILITÀ DEL CIELO

Lidia Bianchi
2’35” 2014

[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Ludovica Belotti e Martina Cesani / SEMIFREDDO – BG]

Lo scorrere celeste va incontro ad un’inesorabile frammentazione: è l’astrazione del cielo che si incarna nella concretezza della materia fragile, della materia umana. Questa discesa origina un cortocircuito non solo spaziale, ma anche temporale: il tempo del cielo, tempo universale, scivola nella soggettività dell’individuo, nel tempo di ognuno, dando vita a delle narrazioni particolari, biografiche, intime. E così, come i cieli inesorabili si rincorrono e ricominciano, quella grande narrazione umana che è l’anima della persona ogni volta si frammenta e si ricompone, secondo il più misterioso dei meccanismi, senza legge alcuna. Irreparabilità del cielo è una riflessione sulla spiritualità, sull’elemento soprannaturale e la sua immanenza nell’umano: non c’è ragione senza cielo. In un movimento circolare del senso, dalla materialità alla spiritualità e viceversa, in un girotondo di significati che si rincorrono, il cielo è ripensabile, ma ineluttabile, irreparabile.


[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Ludovica Belotti e Martina Cesani / SEMIFREDDO – BG]

Lo scorrere celeste va incontro ad un’inesorabile frammentazione: è l’astrazione del cielo che si incarna nella concretezza della materia fragile, della materia umana. Questa discesa origina un cortocircuito non solo spaziale, ma anche temporale: il tempo del cielo, tempo universale, scivola nella soggettività dell’individuo, nel tempo di ognuno, dando vita a delle narrazioni particolari, biografiche, intime. E così, come i cieli inesorabili si rincorrono e ricominciano, quella grande narrazione umana che è l’anima della persona ogni volta si frammenta e si ricompone, secondo il più misterioso dei meccanismi, senza legge alcuna. Irreparabilità del cielo è una riflessione sulla spiritualità, sull’elemento soprannaturale e la sua immanenza nell’umano: non c’è ragione senza cielo. In un movimento circolare del senso, dalla materialità alla spiritualità e viceversa, in un girotondo di significati che si rincorrono, il cielo è ripensabile, ma ineluttabile, irreparabile.

NON TOCCARMI, GUARDAMI

MOVIMENTOMILC (Michele Tarzia, Vincenzo Vecchio)
6’03” 2019

[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale dell’artista Salvatore Insana – RO]

Noli me tangere contemporaneo. Riflessione intima sulla natura delle cose. L’osservazione rende visibili le cose invisibili, che quantunque invisibili, esistono. Il ciclo dell’acqua che dà vita ad perpetuum, diventa vettore che trasporta energia, che diviene materia. È dunque questo il funzionamento dell’invisibile? Un eterno ritorno che nasconde per svelare.


[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale dell’artista Salvatore Insana – RO]

Noli me tangere contemporaneo. Riflessione intima sulla natura delle cose. L’osservazione rende visibili le cose invisibili, che quantunque invisibili, esistono. Il ciclo dell’acqua che dà vita ad perpetuum, diventa vettore che trasporta energia, che diviene materia. È dunque questo il funzionamento dell’invisibile? Un eterno ritorno che nasconde per svelare.

INERTE

Daniele Di Girolamo
0’17” 2015

[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Roberto Ratti / Traffic Gallery – BG]

In a state of continuous transformation. The audio is the transition between different harmonics of a single electric string that changes pitch.


[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Roberto Ratti / Traffic Gallery – BG]

In a state of continuous transformation. The audio is the transition between different harmonics of a single electric string that changes pitch.

TEMPORARY

Elisabetta Di Sopra
5’00” 2013

Una casa dove spariscono uno dopo l’altro i mobili, che si svuota di tutto, compresa della padrona di casa. Casa e figura umana restano entrambe nude, perdendo ogni traccia della memoria di sé e della propria identità.

Una casa dove spariscono uno dopo l’altro i mobili, che si svuota di tutto, compresa della padrona di casa. Casa e figura umana restano entrambe nude, perdendo ogni traccia della memoria di sé e della propria identità.

PANINI BURRO E ZUCCHERO

Francesca Montorfano
2′ 54” 20

[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Ludovica Belotti e Martina Cesani / SEMIFREDDO – BG]

Il lavoro nasce dalla volontà di unire la sfera pubblica e la sfera privata del padre dell’artista. Attraverso l’opera video si presenta il tentativo di ricostruire e porre in dialogo una dimensione privata e affettiva: le immagini dei momenti intimi del padre, con una dimensione pubblica: le immagini della sua vita professionale di calciatore.


[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Ludovica Belotti e Martina Cesani / SEMIFREDDO – BG]

Il lavoro nasce dalla volontà di unire la sfera pubblica e la sfera privata del padre dell’artista. Attraverso l’opera video si presenta il tentativo di ricostruire e porre in dialogo una dimensione privata e affettiva: le immagini dei momenti intimi del padre, con una dimensione pubblica: le immagini della sua vita professionale di calciatore.

FAMMI UNA DOMANDA. DEL BLU E DI ALTRE STORIE

Saggion – Paganello
10’18” 2018

[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Ludovica Belotti e Martina Cesani / SEMIFREDDO – BG]

Un progetto a lungo termine composto da diversi capitoli fotografici, nato dalla selezione di fotografie d’archivio. Ogni singola serie composta da immagini accostate per vicinanza e somiglianza cromatica e/o tematica narra una storia specifica, un viaggio, un’emozione. Il filo conduttore di “Fammi una domanda. Del blu e di altre storie”, è il colore blu, del mare e del cielo, ed il sentimento di mancanza e di nostalgia riassumibile nella frase inglese “I feel blue”. La serie è quindi composta da fotografie di paesaggi reali posti in dialogo con fotografie di particolari più concettuali ed astratti che mostrano contemporaneamente luoghi esterni ed interiori, raccontando la tristezza di una possibile separazione e di un ricongiungimento nel blu.


[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Ludovica Belotti e Martina Cesani / SEMIFREDDO – BG]

Un progetto a lungo termine composto da diversi capitoli fotografici, nato dalla selezione di fotografie d’archivio. Ogni singola serie composta da immagini accostate per vicinanza e somiglianza cromatica e/o tematica narra una storia specifica, un viaggio, un’emozione. Il filo conduttore di “Fammi una domanda. Del blu e di altre storie”, è il colore blu, del mare e del cielo, ed il sentimento di mancanza e di nostalgia riassumibile nella frase inglese “I feel blue”. La serie è quindi composta da fotografie di paesaggi reali posti in dialogo con fotografie di particolari più concettuali ed astratti che mostrano contemporaneamente luoghi esterni ed interiori, raccontando la tristezza di una possibile separazione e di un ricongiungimento nel blu.

IMAGINES MAIORUM

Monica Camaggi
15’40” 2018

[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Federica Fiumelli / Officina 15 – BO]

In Imagines Maiorum si coincidono diversi tempi evocando in maniera onirica le atmosfere dei filmati di famiglia. Le figure rappresentano con la loro stessa presenza impalpabile una sorta di impronta nel tempo e nello spazio di un momento. L’istallazione video-sonora per sua stessa definizione è fatta di luce e suoni impalpabili, è presenza in absentia così come lo sono alcuni momenti catturati sulle pellicole di vecchie polaroid o filmati, o come le voci catturate sul treno che dalla Romagna fa ritorno a Monaco di Baviera in un giorno d’estate o gli annunci confusi che sovrappongono l’arrivo e le partenze dei treni in stazione.


[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Federica Fiumelli / Officina 15 – BO]

In Imagines Maiorum si coincidono diversi tempi evocando in maniera onirica le atmosfere dei filmati di famiglia. Le figure rappresentano con la loro stessa presenza impalpabile una sorta di impronta nel tempo e nello spazio di un momento. L’istallazione video-sonora per sua stessa definizione è fatta di luce e suoni impalpabili, è presenza in absentia così come lo sono alcuni momenti catturati sulle pellicole di vecchie polaroid o filmati, o come le voci catturate sul treno che dalla Romagna fa ritorno a Monaco di Baviera in un giorno d’estate o gli annunci confusi che sovrappongono l’arrivo e le partenze dei treni in stazione.

PRIMA CHE L’ORA CAMBI

MENEGAZZO/PERNISA
13’23” 2017

[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale dell’artista Salvatore Insana – RO]

Ogni anno, l’ultima settimana di ottobre, tra sabato e domenica, avviene il passaggio dall’ora legale a quella solare, anticamera della stagione invernale. Prima di spostare le lancette indietro di un’ora e avvertire l’avvicinarsi dell’oscurità, qualcuno decide di partire e celebrare la memoria del giorno.


[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale dell’artista Salvatore Insana – RO]

Ogni anno, l’ultima settimana di ottobre, tra sabato e domenica, avviene il passaggio dall’ora legale a quella solare, anticamera della stagione invernale. Prima di spostare le lancette indietro di un’ora e avvertire l’avvicinarsi dell’oscurità, qualcuno decide di partire e celebrare la memoria del giorno.

REPETITA IUVANT

Carlo Miele
2’28” 2017

[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Ludovica Belotti e Martina Cesani / SEMIFREDDO – BG]

Non è mai vero nulla di quello che accade; lo abbiamo costruito noi guardandolo, dopo esserci spostati. Il video pensa a questa qualità delle cose; al manifestarsi in potenza, e quindi virtuale, della realtà. Chi si muove non è mai l’uomo ma la sua ombra; il suo ripetersi nello spazio. E’ l’inganno a farci materia viva.


[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Ludovica Belotti e Martina Cesani / SEMIFREDDO – BG]

Non è mai vero nulla di quello che accade; lo abbiamo costruito noi guardandolo, dopo esserci spostati. Il video pensa a questa qualità delle cose; al manifestarsi in potenza, e quindi virtuale, della realtà. Chi si muove non è mai l’uomo ma la sua ombra; il suo ripetersi nello spazio. E’ l’inganno a farci materia viva.

DOUREMEMBER?

Luca Scavone
4’25” 2016

[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Ludovica Belotti e Martina Cesani / SEMIFREDDO – BG]

L’idea nasce per voler dare un valore visivo a quella sensazione che ti assale quando un ricordo svanisce con il passare del tempo. L’opera video è stata costruita con un programma di scrittura codice.


[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Ludovica Belotti e Martina Cesani / SEMIFREDDO – BG]

L’idea nasce per voler dare un valore visivo a quella sensazione che ti assale quando un ricordo svanisce con il passare del tempo. L’opera video è stata costruita con un programma di scrittura codice.

ID.

Rita Casdia
4’25” 2015

[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Francesca Leoni e Davide Mastrangelo / IBRIDA FESTIVAL – FC]

L’esplorazione del deserto come luogo simbolico è il punto di partenza di una trama complicata in cui personaggi di plastilina vengono animati e immersi in un sottofondo sonoro che diventa sempre più torbido.


[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Francesca Leoni e Davide Mastrangelo / IBRIDA FESTIVAL – FC]

L’esplorazione del deserto come luogo simbolico è il punto di partenza di una trama complicata in cui personaggi di plastilina vengono animati e immersi in un sottofondo sonoro che diventa sempre più torbido.

CALOTTA

Clara Luiselli
2’24” 2010

[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Roberto Ratti / Traffic Gallery – BG]

Il lavoro di Clara Luiselli da anni investiga le sottili membrane, i confini, i limiti, che separano interno ed esterno, visibile e nascosto, privato e pubblico, percezione e deprivazione sensoriale.
Il progetto video nasce e si articola all’interno di un luogo di reclusione – il carcere Le Nuove di Torino – dove l’artista è stata detenuta per tre giorni. Qui l’installazione “calotta” diventa il fulcro dal quale pensieri e desideri si solidificano e prendono corpo attraverso sottili filamenti metallici che si propagano nello spazio nel tentativo di evadere. In un alternarsi di immagini a cavallo tra l’onirico e una realtà appena svelata, la presenza umana dà corpo al corpo del pensiero, fino a sparire, dissolversi nello spazio in un continuo dialogo tra presenza ed assenza, tra ciò che sta dentro e ciò che è fuori.


[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Roberto Ratti / Traffic Gallery – BG]

Il lavoro di Clara Luiselli da anni investiga le sottili membrane, i confini, i limiti, che separano interno ed esterno, visibile e nascosto, privato e pubblico, percezione e deprivazione sensoriale.
Il progetto video nasce e si articola all’interno di un luogo di reclusione – il carcere Le Nuove di Torino – dove l’artista è stata detenuta per tre giorni. Qui l’installazione “calotta” diventa il fulcro dal quale pensieri e desideri si solidificano e prendono corpo attraverso sottili filamenti metallici che si propagano nello spazio nel tentativo di evadere. In un alternarsi di immagini a cavallo tra l’onirico e una realtà appena svelata, la presenza umana dà corpo al corpo del pensiero, fino a sparire, dissolversi nello spazio in un continuo dialogo tra presenza ed assenza, tra ciò che sta dentro e ciò che è fuori.

MY BODY IS YOUR BODY

Marta Lodola
6’11” 2011

camera Valerio Ambiveri

Oggi l’informazione gioca un ruolo importante nelle nostre vite: regola l’opinione pubblica e privata e può essere usata come strumento di generazione del consenso. Se prima la sua diffusione avveniva solo attraverso la televisione e i giornali, negli ultimi anni avviene in gran parte attraverso Internet. Grazie a questo bombardamento di informazioni scritte, fotografiche e video, siamo circondati quotidianamente da immagini crude e scioccanti. Queste non ci stupiscono più, ma sviluppano in noi l’abitudine all’orrore, l’anestesia alla crudeltà. In questo lavoro ho proiettato sul mio corpo il video tratto da Youtube rinominato “Bombardamenti Usa”, che mostra un bombardamento americano sui civili in Iraq. Il mio ventre diventa la scena di un massacro. Il mio corpo è il tuo corpo, è il corpo di tutti. Proviamo per una volta a non essere solo spettatori,ma a immedesimarci in quelle persone al centro del mirino, oppure al posto del militare che sferra l’attacco. Tu cosa sarai? Vittima o carnefice? Sentire la lotta direttamente su noi stessi ci può far meditare su quali implicazioni politiche ed economiche ruotino attorno alle guerre in atto. Specifici conflitti servono ad alimentare un meccanismo di profitto mondiale e, come mostra questo video, i civili periscono senza possibilità di scelta, poiché le decisioni internazionali sono quelle che regolano la loro vita.

camera Valerio Ambiveri

Oggi l’informazione gioca un ruolo importante nelle nostre vite: regola l’opinione pubblica e privata e può essere usata come strumento di generazione del consenso. Se prima la sua diffusione avveniva solo attraverso la televisione e i giornali, negli ultimi anni avviene in gran parte attraverso Internet. Grazie a questo bombardamento di informazioni scritte, fotografiche e video, siamo circondati quotidianamente da immagini crude e scioccanti. Queste non ci stupiscono più, ma sviluppano in noi l’abitudine all’orrore, l’anestesia alla crudeltà. In questo lavoro ho proiettato sul mio corpo il video tratto da Youtube rinominato “Bombardamenti Usa”, che mostra un bombardamento americano sui civili in Iraq. Il mio ventre diventa la scena di un massacro. Il mio corpo è il tuo corpo, è il corpo di tutti. Proviamo per una volta a non essere solo spettatori,ma a immedesimarci in quelle persone al centro del mirino, oppure al posto del militare che sferra l’attacco. Tu cosa sarai? Vittima o carnefice? Sentire la lotta direttamente su noi stessi ci può far meditare su quali implicazioni politiche ed economiche ruotino attorno alle guerre in atto. Specifici conflitti servono ad alimentare un meccanismo di profitto mondiale e, come mostra questo video, i civili periscono senza possibilità di scelta, poiché le decisioni internazionali sono quelle che regolano la loro vita.

IN THE NAME OF

Marta Lodola
11’25” 2016

camera Marco Gerosa
Ophelia-The Exhibition

La violenza di genere è insita nella nostra sfera sociale e i provvedimenti governativi per arginare il problema sembrano non arrivare a un effettivo aiuto. Dal Gennaio a Settembre 2016 in Italia sono morte 80 donne per femminicidio, praticamente muore una donna ogni 2 giorni e in tutto il paese sono moltissime le donne che subiscono costantemente violenza senza sapere come chiedere aiuto, e a chi. Non ci sono pene effettive per gli aggressori e per gli assassini che rimangono a piede libero dopo le denunce, rimanendo un pericolo costante per la vita delle donne che tentano di mettere fine a questo incubo. Le leggi non garantiscono una protezione effettiva per chi denuncia, e nelle situazioni di violenza casalinga spesso ci sono dinamiche per cui è difficile separarsi da una condizione simile. Intaglio 80 candele, ognuna porta il loro nome. L’azione inizia immergendo il viso e trattenendo il respiro fino al punto massimo di resistenza. Quando riemergo prendo fiato e chiedo al pubblico di accendere una delle candele posizionate ai due lati della sala. Mentre compiono quest’azione cammino dentro e fuori dall’acqua, imprimendo impronte sul pavimento ligneo. Cospargo il mio corpo delle candele accese e attendo il loro spegnimento.

camera Marco Gerosa
Ophelia-The Exhibition

La violenza di genere è insita nella nostra sfera sociale e i provvedimenti governativi per arginare il problema sembrano non arrivare a un effettivo aiuto. Dal Gennaio a Settembre 2016 in Italia sono morte 80 donne per femminicidio, praticamente muore una donna ogni 2 giorni e in tutto il paese sono moltissime le donne che subiscono costantemente violenza senza sapere come chiedere aiuto, e a chi. Non ci sono pene effettive per gli aggressori e per gli assassini che rimangono a piede libero dopo le denunce, rimanendo un pericolo costante per la vita delle donne che tentano di mettere fine a questo incubo. Le leggi non garantiscono una protezione effettiva per chi denuncia, e nelle situazioni di violenza casalinga spesso ci sono dinamiche per cui è difficile separarsi da una condizione simile. Intaglio 80 candele, ognuna porta il loro nome. L’azione inizia immergendo il viso e trattenendo il respiro fino al punto massimo di resistenza. Quando riemergo prendo fiato e chiedo al pubblico di accendere una delle candele posizionate ai due lati della sala. Mentre compiono quest’azione cammino dentro e fuori dall’acqua, imprimendo impronte sul pavimento ligneo. Cospargo il mio corpo delle candele accese e attendo il loro spegnimento.

SENZA TITOLO, (The Gift)

Marta Lodola/Valerio Ambiveri
15’49” 2014

camera Valerio Ambiveri

L’essere donna, in molte culture, conserva ancora quel bagaglio di responsabilità, costrizioni e privazioni che codificano il genere in una sorta di scissione. Da una parte la donna rappresenta la sacralità e la bellezza in ogni sua forma, dall’altra rappresenta l’essere giudicabile, l’oggetto sessuale e privo di potere, meritevole di pena. In questa duplice concezione l’immagine della donna mantiene, al suo interno, una serie di idee prestabilite che ingabbiano la sua vita in schemi di pensiero caricandola di un enorme peso, che è costretta a portare su di sé. Pertanto il corpo della donna è offeso non solo dalla violenza fisica, ma anche da una violenza di tipo sociale e culturale. Ma in una situazione di difficoltà la forza di una donna può cercare una via di uscita, può darsi la possibilità di evadere e abbandonare ciò che la costringe. E’ una scelta difficile, che richiede un grande sforzo, ma è possibile. La ripetizione di un “dono” è il centro dell’opera performativa. Marta e Valerio camminano in direzioni opposte e si incontrano all’interno e all’esterno di un cerchio formato da collane (realizzate con catene) poggiate a terra. Marta tocca il pavimento con il viso e rialzandosi Valerio le fa indossare una nuova collana. Ognuna di loro ha un peso sempre maggiore. La totalità del loro peso forma eguaglia il peso della performer che li sostiene. Con il passare del tempo e del carico sul corpo diventerà sempre più difficile compiere gli stessi movimenti. Al termine delle collane Marta si lascia cadere, per poter iniziare a liberarsene.

camera Valerio Ambiveri

L’essere donna, in molte culture, conserva ancora quel bagaglio di responsabilità, costrizioni e privazioni che codificano il genere in una sorta di scissione. Da una parte la donna rappresenta la sacralità e la bellezza in ogni sua forma, dall’altra rappresenta l’essere giudicabile, l’oggetto sessuale e privo di potere, meritevole di pena. In questa duplice concezione l’immagine della donna mantiene, al suo interno, una serie di idee prestabilite che ingabbiano la sua vita in schemi di pensiero caricandola di un enorme peso, che è costretta a portare su di sé. Pertanto il corpo della donna è offeso non solo dalla violenza fisica, ma anche da una violenza di tipo sociale e culturale. Ma in una situazione di difficoltà la forza di una donna può cercare una via di uscita, può darsi la possibilità di evadere e abbandonare ciò che la costringe. E’ una scelta difficile, che richiede un grande sforzo, ma è possibile. La ripetizione di un “dono” è il centro dell’opera performativa. Marta e Valerio camminano in direzioni opposte e si incontrano all’interno e all’esterno di un cerchio formato da collane (realizzate con catene) poggiate a terra. Marta tocca il pavimento con il viso e rialzandosi Valerio le fa indossare una nuova collana. Ognuna di loro ha un peso sempre maggiore. La totalità del loro peso forma eguaglia il peso della performer che li sostiene. Con il passare del tempo e del carico sul corpo diventerà sempre più difficile compiere gli stessi movimenti. Al termine delle collane Marta si lascia cadere, per poter iniziare a liberarsene.

ITALIAN GIRLS MUST BE BEAUTIFUL

Marta Lodola
3’25” 2011

camera Valerio Ambiveri

Nel nostro paese l’essere “donna” significa accettazione di assoggettamento, mancanza di leggi che tutelano la persona di sesso femminile all’interno della società odierna. Spesso le donne sono soggette a violenze e discriminazioni di vario tipo, senza poter reagire informa concreta. Ci si prende gioco dell’immagine della donna senza apportare dei cambiamenti reali nella quotidianità. In “Italian girls must be beautiful” la citazione nel titolo con la performance di Abramovic è d’obbligo, però questa volta non è il dolore fisico che mette la donna in una condizione di resistenza, bensì la sua condizione sociale. Con un rossetto rosso trucco le mie labbra, poi passo ad ingrandire il gesto fino a dipingere una bocca da pagliaccio sul mio viso, in seguito dipingo il naso. Rimango per qualche momento a fissare in camera ed esco.

camera Valerio Ambiveri

Nel nostro paese l’essere “donna” significa accettazione di assoggettamento, mancanza di leggi che tutelano la persona di sesso femminile all’interno della società odierna. Spesso le donne sono soggette a violenze e discriminazioni di vario tipo, senza poter reagire informa concreta. Ci si prende gioco dell’immagine della donna senza apportare dei cambiamenti reali nella quotidianità. In “Italian girls must be beautiful” la citazione nel titolo con la performance di Abramovic è d’obbligo, però questa volta non è il dolore fisico che mette la donna in una condizione di resistenza, bensì la sua condizione sociale. Con un rossetto rosso trucco le mie labbra, poi passo ad ingrandire il gesto fino a dipingere una bocca da pagliaccio sul mio viso, in seguito dipingo il naso. Rimango per qualche momento a fissare in camera ed esco.

LE VERRE TOMBE CAR IL EST CASSÈ

Ivana Volpe
2’17” 2011

Una metaforica riflessione sul senso di inadeguatezza. Il sentimento di inferiorità o di incompletezza ci porta spesso a comportarci come se non fossimo mai in grado di raggiungere degli obbiettivi e questo non fa altro che chiuderci in una situazione statica per la quale il nostro presunto status diventa realtà soltanto per un nostro volere, quindi ci arrendiamo e andiamo in contro alla disfatta. Per questo il bicchiere cade perché è rotto e non il contrario; si lascia andare consapevole del fatto che la sua disabilità lo rende incapace di portare a termine il suo principale compito, trattenere al suo interno dell’acqua.

Una metaforica riflessione sul senso di inadeguatezza. Il sentimento di inferiorità o di incompletezza ci porta spesso a comportarci come se non fossimo mai in grado di raggiungere degli obbiettivi e questo non fa altro che chiuderci in una situazione statica per la quale il nostro presunto status diventa realtà soltanto per un nostro volere, quindi ci arrendiamo e andiamo in contro alla disfatta. Per questo il bicchiere cade perché è rotto e non il contrario; si lascia andare consapevole del fatto che la sua disabilità lo rende incapace di portare a termine il suo principale compito, trattenere al suo interno dell’acqua.

HE-ART MUST BE PAIN

Ivana Volpe
2’55” 2010

Immagine iconografica e forte che incarna in se il ciclo di morte e rinascita di continuo mutamento e di resilienza. Una ferita che viene inferta di continuo ma che di continuo si rimargina.

Immagine iconografica e forte che incarna in se il ciclo di morte e rinascita di continuo mutamento e di resilienza. Una ferita che viene inferta di continuo ma che di continuo si rimargina.

NOI

Molino & Lucidi
0’59” 2014

[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Federica Fiumelli / Officina 15 – BO]

Proteggersi, aiutarsi, prendersi cura gli uni degli altri; non siamo soli.


[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Federica Fiumelli / Officina 15 – BO]

Proteggersi, aiutarsi, prendersi cura gli uni degli altri; non siamo soli.

PIETAS

Elisabetta Di Sopra
4’52” 2018

La madrepatria piange i suoi figli morti in terra straniera. Non più giovane, carica dei colpi che la vita le ha assegnato, Medea è una donna afflitta che disperatamente cerca sulla spiaggia i segni della presenza dei propri figli, raccogliendo le scarpe, le vesti, i brandelli di tessuto che il mare casualmente restituisce a debita distanza temporale. Accomunata alla sorte di molte madri che hanno pianto e piangono i propri figli inghiottiti dal Mar Mediterraneo che la cronaca degli ultimi anni ci ha raccontato, Medea diventa la metafora del tormento dell’essere madre che ignora il destino dei propri figli o vive la pena della loro morte. Pietas, cui non è estranea una fascinazione pasoliniana, racconta così in forma sintetica e con una grande carica emotiva, il conflitto irrisolvibile tra caso ed aspettativa, tra la forza della vita e l’imponderabile imprevisto della morte. (testo di Daniele Capra)

La madrepatria piange i suoi figli morti in terra straniera. Non più giovane, carica dei colpi che la vita le ha assegnato, Medea è una donna afflitta che disperatamente cerca sulla spiaggia i segni della presenza dei propri figli, raccogliendo le scarpe, le vesti, i brandelli di tessuto che il mare casualmente restituisce a debita distanza temporale. Accomunata alla sorte di molte madri che hanno pianto e piangono i propri figli inghiottiti dal Mar Mediterraneo che la cronaca degli ultimi anni ci ha raccontato, Medea diventa la metafora del tormento dell’essere madre che ignora il destino dei propri figli o vive la pena della loro morte. Pietas, cui non è estranea una fascinazione pasoliniana, racconta così in forma sintetica e con una grande carica emotiva, il conflitto irrisolvibile tra caso ed aspettativa, tra la forza della vita e l’imponderabile imprevisto della morte. (testo di Daniele Capra)

E HA PIOMBO DENTRO LA CANNA

Oreste Baccolini
7’09” 2011

[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Federica Fiumelli / Officina 15 – BO]

Partendo dalla lettura delle Metamorfosi di Ovidio, poema che raccoglie più di 250 miti greci, Oreste Baccolini isola e reinterpreta in chiave contemporanea una delle storie metamorfiche più note, quella che narra l’amore di Apollo per la bella ninfa Dafne. L’atteggiamento del dio nei confronti della vergine viene paragonato a quello di un cane da caccia che cerca di afferrare la sua preda, «l’uno è veloce per la speranza, e l’altra per il terrore»; per impedire ai due di congiungersi non rimane che la trasformazione di Dafne in albero.


[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Federica Fiumelli / Officina 15 – BO]

Partendo dalla lettura delle Metamorfosi di Ovidio, poema che raccoglie più di 250 miti greci, Oreste Baccolini isola e reinterpreta in chiave contemporanea una delle storie metamorfiche più note, quella che narra l’amore di Apollo per la bella ninfa Dafne. L’atteggiamento del dio nei confronti della vergine viene paragonato a quello di un cane da caccia che cerca di afferrare la sua preda, «l’uno è veloce per la speranza, e l’altra per il terrore»; per impedire ai due di congiungersi non rimane che la trasformazione di Dafne in albero.

SHITMAN AND THE END OF THE WORLD

Laurina Paperina
3’19” 2012

[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Tecla Azzarrone / Fusion Art Gallery INAUDITA – TO]

Working predominantly with the imaginary of contemporary heroes, Laurina Paperina pokes fun at art and life in her morbidly humorous paintings, drawings, installations and animations. She describes herself as “a duck with a human head and vice versa…” who, “doesn’t want to make serious art”. Instead She ridicules the self-importance endemic to the artistic enterprise, as well as politics, religion, and pop culture, through her cartoonish caricatures. The motivation of her relentless abuse is a wild sense of humor, a commentary on contemporary forms of media, and a successful attempt to make light of the all too often serious pretensions of today’s art world. Despite their often gruesome acts, her child-like characters are disarming and full of wit.


[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Tecla Azzarrone / Fusion Art Gallery INAUDITA – TO]

Working predominantly with the imaginary of contemporary heroes, Laurina Paperina pokes fun at art and life in her morbidly humorous paintings, drawings, installations and animations. She describes herself as “a duck with a human head and vice versa…” who, “doesn’t want to make serious art”. Instead She ridicules the self-importance endemic to the artistic enterprise, as well as politics, religion, and pop culture, through her cartoonish caricatures. The motivation of her relentless abuse is a wild sense of humor, a commentary on contemporary forms of media, and a successful attempt to make light of the all too often serious pretensions of today’s art world. Despite their often gruesome acts, her child-like characters are disarming and full of wit.

PUPA

Marco Ceroni
2’30” 2019

[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Federica Fiumelli / Officina 15 – BO]

Un rituale nomadico e uno schianto metropolitano si fondono insieme creando un momento in bilico tra reale e verosimile.Il suono dei tubi di scappamento da voce al corpo della performer. Viceversa la figura della ballerina, che oscilla tra entità soprannaturale e supereroe, da corpo all’intenso e assordante grido dei motorini.


[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Federica Fiumelli / Officina 15 – BO]

Un rituale nomadico e uno schianto metropolitano si fondono insieme creando un momento in bilico tra reale e verosimile.Il suono dei tubi di scappamento da voce al corpo della performer. Viceversa la figura della ballerina, che oscilla tra entità soprannaturale e supereroe, da corpo all’intenso e assordante grido dei motorini.

THE TRIAL LOOP

FONTE / POE (Alessandro Fonte, Shawnette Poe)
4’24” 2016

con Antonia Grief, Andrzej Grzegorzewski, Teresa Häußler, Christian M. Leon, Lothar Reichelt, Sabine Reichelt, Sabrina Warnk


[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale dell’artista Salvatore Insana – RO]

Un gruppo di persone disseppellisce dei cerchi di legno, tenta di esercitarsi con essi e, infine, li sotterra nuovamente. L’azione si svolge in un cantiere edile della Germania settentrionale.The trial loop è un esercizio simbolico di confronto con il passato collettivo e personale, che allude alla metodologia di ricerca per tentativi ed errori. L’azione viene svolta in gruppo ma ciascuno all’interno di un confine individuale da sondare, riflettendo sullo spazio personale e comune, mentale e fisico.Ai partecipanti è stato chiesto di pensare, durante lo svolgimento dell’esercizio, a qualcosa che ritenevano irrisolta. Dalle testimonianze raccolte alla fine dell’azione, risulta che la loro attenzione si è presto spostata sulla mera ripetizione meccanica del movimento.

con Antonia Grief, Andrzej Grzegorzewski, Teresa Häußler, Christian M. Leon, Lothar Reichelt, Sabine Reichelt, Sabrina Warnk


[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale dell’artista Salvatore Insana – RO]

Un gruppo di persone disseppellisce dei cerchi di legno, tenta di esercitarsi con essi e, infine, li sotterra nuovamente. L’azione si svolge in un cantiere edile della Germania settentrionale.The trial loop è un esercizio simbolico di confronto con il passato collettivo e personale, che allude alla metodologia di ricerca per tentativi ed errori. L’azione viene svolta in gruppo ma ciascuno all’interno di un confine individuale da sondare, riflettendo sullo spazio personale e comune, mentale e fisico.Ai partecipanti è stato chiesto di pensare, durante lo svolgimento dell’esercizio, a qualcosa che ritenevano irrisolta. Dalle testimonianze raccolte alla fine dell’azione, risulta che la loro attenzione si è presto spostata sulla mera ripetizione meccanica del movimento.

ESERCIZIO N. 1 (solo)

Rosy Rox
3’58” 2017

[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Roberto Ratti / Traffic Gallery – BG]

“Esercizio n.1” si propone come esercitazione ad una pratica che ha il proprio fondamento nel processo di trasformazione dall’individuo singolo all’ individuo collettivo, dal privato/ soggettivo al pubblico/collettivo. Il progetto si presenta come una sorta di viaggio nel tempo di creazione dell’opera e riflette intorno ai principi di una pedagogia dell’arte fondata sull’esperienza.


[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Roberto Ratti / Traffic Gallery – BG]

“Esercizio n.1” si propone come esercitazione ad una pratica che ha il proprio fondamento nel processo di trasformazione dall’individuo singolo all’ individuo collettivo, dal privato/ soggettivo al pubblico/collettivo. Il progetto si presenta come una sorta di viaggio nel tempo di creazione dell’opera e riflette intorno ai principi di una pedagogia dell’arte fondata sull’esperienza.

ESERCIZIO N. 1 (collettivo)

Rosy Rox
7’34” 2017

[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Roberto Ratti / Traffic Gallery – BG]

“Esercizio n.1” si propone come esercitazione ad una pratica che ha il proprio fondamento nel processo di trasformazione dall’individuo singolo all’individuo collettivo, dal privato/ soggettivo al pubblico/collettivo. Il progetto si presenta come una sorta di viaggio nel tempo di creazione dell’opera e riflette intorno ai principi di una pedagogia dell’arte fondata sull’esperienza.


[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Roberto Ratti / Traffic Gallery – BG]

“Esercizio n.1” si propone come esercitazione ad una pratica che ha il proprio fondamento nel processo di trasformazione dall’individuo singolo all’individuo collettivo, dal privato/ soggettivo al pubblico/collettivo. Il progetto si presenta come una sorta di viaggio nel tempo di creazione dell’opera e riflette intorno ai principi di una pedagogia dell’arte fondata sull’esperienza.

PARADE FOR THE LANDSCAPE

Andreco
3’50” 2014

Collective performance for the project “INVESTIGATION ON THE EXTREME LAND” produced by Ramdom, Progetto GAP. in S.M. di Leuca.


[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Roberto Ratti / Traffic Gallery – BG]

Il tratto di costa che da Santa Maria di Leuca arriva ad Otranto costituisce il territorio più a Est dell’Italia. La scogliera che a Leuca entra nel mar Ionio è il limite sud della Puglia e anche il punto di passaggio naturale del paesaggio che da terrestre diventa marino. Il progetto “Parata per il Paesaggio” è un’opera d’arte pubblica collettiva che parte da un’indagine sul territorio del Capo di Leuca, e si manifesta in una parata lungo il litorale. La parata ha percorso tutto il golfo di Leuca da punta a punta, unendo simbolicamente, al tramonto, Punta Ristola e Punto Meliso. Verrà così risolto il dilemma dell’antica leggenda della sirena Leucasia, che divise, per gelosia, i due amanti Aristula e Melisso. Inspirata anche dal lavoro del geografo Élisée Reclus, la parata è una riflessione sul “Finis Terrae” dell’Italia e sulle caratteristiche geografiche e geologiche di questo territorio “estremo”. Si pone come obiettivo la rivalutazione di alcuni aspetti e percezioni legate ai confini del paesaggio. Le aree su cui si concentra questo lavoro di arte pubblica sono quelle di transizione tra il paesaggio terrestre e quello marino, le scogliere. Gli altri elementi territoriali che vengono studiati e resi simboli nel lavoro dell’artista sono le “Specchie”, i muri a secco e le “Pajare” che si trovano sul territorio Salentino. “Parata per il Paesaggio” vuole essere anche una riflessione sul concetto di limite naturale e di confine politico. Come ogni opera dell’artista, la Parata per il paesaggio non ha un significato univoco ma aperto ed interpretabile da chi la osserva. La parata è il frutto dell’interazione tra l’artista Andreco, gli abitanti di Leuca, le associazioni Ramdom e il progetto GAP (galleria d’arte partecipativa), e in particolar modo con i musicisti locali e gli sbandieratori che sono stati il nucleo centrale del progetto. La parata è il risultato di un sincretismo tra la produzione iconografica dell’artista e la tradizione locale. La riuscita della parata è avvenuta grazie alla collaborazione e al coinvolgimento appassionato di tutti i partecipanti.

Collective performance for the project “INVESTIGATION ON THE EXTREME LAND” produced by Ramdom, Progetto GAP. in S.M. di Leuca.


[l’opera video in rassegna è stata selezionata grazie all’impegno co-curatoriale di Roberto Ratti / Traffic Gallery – BG]

Il tratto di costa che da Santa Maria di Leuca arriva ad Otranto costituisce il territorio più a Est dell’Italia. La scogliera che a Leuca entra nel mar Ionio è il limite sud della Puglia e anche il punto di passaggio naturale del paesaggio che da terrestre diventa marino. Il progetto “Parata per il Paesaggio” è un’opera d’arte pubblica collettiva che parte da un’indagine sul territorio del Capo di Leuca, e si manifesta in una parata lungo il litorale. La parata ha percorso tutto il golfo di Leuca da punta a punta, unendo simbolicamente, al tramonto, Punta Ristola e Punto Meliso. Verrà così risolto il dilemma dell’antica leggenda della sirena Leucasia, che divise, per gelosia, i due amanti Aristula e Melisso. Inspirata anche dal lavoro del geografo Élisée Reclus, la parata è una riflessione sul “Finis Terrae” dell’Italia e sulle caratteristiche geografiche e geologiche di questo territorio “estremo”. Si pone come obiettivo la rivalutazione di alcuni aspetti e percezioni legate ai confini del paesaggio. Le aree su cui si concentra questo lavoro di arte pubblica sono quelle di transizione tra il paesaggio terrestre e quello marino, le scogliere. Gli altri elementi territoriali che vengono studiati e resi simboli nel lavoro dell’artista sono le “Specchie”, i muri a secco e le “Pajare” che si trovano sul territorio Salentino. “Parata per il Paesaggio” vuole essere anche una riflessione sul concetto di limite naturale e di confine politico. Come ogni opera dell’artista, la Parata per il paesaggio non ha un significato univoco ma aperto ed interpretabile da chi la osserva. La parata è il frutto dell’interazione tra l’artista Andreco, gli abitanti di Leuca, le associazioni Ramdom e il progetto GAP (galleria d’arte partecipativa), e in particolar modo con i musicisti locali e gli sbandieratori che sono stati il nucleo centrale del progetto. La parata è il risultato di un sincretismo tra la produzione iconografica dell’artista e la tradizione locale. La riuscita della parata è avvenuta grazie alla collaborazione e al coinvolgimento appassionato di tutti i partecipanti.

Con il patrocinio e il sostegno

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